Neuroriabilitazione ad Alta Intensità (Codice 75)
L’Unità Operativa di Neuroriabilitazione ad Alta Intensità (Codice 75) accoglie pazienti con gravi cerebrolesioni acquisite (GCA) che presentano compromissioni motorie, cognitive e comportamentali tali da determinare una grave disabilità e la necessità di un trattamento riabilitativo intensivo, continuativo e multidisciplinare.
L’obiettivo generale è il recupero delle funzioni compromesse, la prevenzione delle complicanze secondarie e la promozione della massima autonomia residua del paziente, in un contesto clinico assistenziale ad alta complessità.
Gravi cerebrolesioni acquisite (GCA)
Le gravi cerebrolesioni acquisite (GCA) sono danni cerebrali non congeniti che compromettono in modo significativo il funzionamento del cervello, spesso con conseguenze motorie, cognitive, comportamentali e relazionali di lunga durata.
Le GCA includono patologie che, a seguito di un danno cerebrale, possono portare a gravi disabilità fisiche e cognitive, alterazioni della coscienza, disturbi del linguaggio e del comportamento. La riabilitazione cod. 75 è fondamentale per massimizzare il potenziale di recupero in questi pazienti complessi.

CAUSE PRINCIPALI
1. Traumi cranici
- Incidenti stradali
- Cadute
- Infortuni sportivi
- Aggressioni
Spesso coinvolgono lesioni cerebrali traumatiche (TBI – Traumatic Brain Injury), che possono variare da commozioni cerebrali a lesioni estese.
2. Ictus cerebrale
- Ischemico (occlusione di un vaso sanguigno cerebrale)
- Emorragico (rottura di un vaso con emorragia)
Provoca un’interruzione dell’afflusso di sangue e ossigeno al cervello, causando danni ai tessuti.
3. Anossia o ipossia cerebrale
- Arresto cardiaco
- Asfissia
- Annegamento
- Intossicazioni (es. monossido di carbonio)
Mancanza totale (anossia) o parziale (ipossia) di ossigeno al cervello, con danni diffusi.
4. Infezioni cerebrali
- Encefalite (virale o batterica)
- Meningite
Possono causare infiammazioni del cervello o delle sue membrane, con danni strutturali.
5. Tumori cerebrali
- Tumori primari o metastasi
- Effetti della massa tumorale o della chirurgia/radioterapia
Possono provocare lesioni dirette o secondarie al tessuto cerebrale.
6. Interventi neurochirurgici complicati
- Complicanze post-operatorie
- Emorragie intra-operatorie
7. Malattie neurologiche rare o autoimmuni acute
- Leucoencefalopatie rapidamente progressive
- Sindrome di Guillain-Barré con interessamento encefalico
- Encefalopatie autoimmuni
Le CONSEGUENZE di una GCA possono essere molto variabili, a seconda della localizzazione, estensione e gravità del danno. Di seguito le principali possibili conseguenze:
Conseguenze neurologiche e cognitive
- Disturbi della memoria (a breve o lungo termine)
- Difficoltà di attenzione e concentrazione
- Compromissione delle funzioni esecutive (pianificazione, problem-solving, autocontrollo)
- Afasia (disturbi del linguaggio, espressivo o ricettivo)
- Apraxia (difficoltà nell’eseguire movimenti coordinati)
- Agnosia (difficoltà nel riconoscere oggetti, persone, suoni)
- Disturbi della percezione e orientamento spaziale
Conseguenze motorie e fisiche
- Emiparesi o emiplegia (debolezza o paralisi di un lato del corpo)
- Spasticità o rigidità muscolare
- Atassia (perdita di coordinazione)
- Disturbi dell’equilibrio e della deambulazione
- Disturbi visivi e uditivi
- Epilessia post-traumatica
- Disturbi della deglutizione (disfagia)
Conseguenze comunicative
- Difficoltà a parlare o comprendere il linguaggio
- Disartria (difficoltà nella produzione articolata dei suoni)
- Problemi nella comunicazione pragmatica (es. capire metafore, turni di parola)
Conseguenze psichiche e comportamentali
- Alterazioni della personalità
- Impulsività, aggressività o apatia
- Labilità emotiva (cambiamenti emotivi rapidi e incontrollati)
- Depressione, ansia o disturbi dell’umore
- Disturbi del sonno
- Disinibizione sociale
Conseguenze sociali e relazionali
- Difficoltà nel reinserimento lavorativo o scolastico
- Isolamento sociale
- Cambiamenti nella dinamica familiare
- Dipendenza da caregiver
Esiti a lungo termine
- Disabilità permanente (da lieve a grave)
- Necessità di assistenza continua
- Riduzione della qualità della vita
- Possibile stato vegetativo o stato di minima coscienza, nei casi più gravi
Il Progetto Riabilitativo Individuale rappresenta lo strumento operativo centrale del percorso.
È redatto entro le prime 72 ore dall’ingresso e definisce:
- diagnosi funzionale iniziale e obiettivi a breve, medio e lungo termine;
- programmi di intervento integrati per area motoria, cognitiva, logopedica, neuropsicologica e respiratoria;
- durata prevista del trattamento e criteri di verifica periodica;
- coinvolgimento attivo della famiglia e del caregiver.
Il PRI è condiviso dall’équipe multidisciplinare e aggiornato in relazione ai progressi del paziente. La durata e l’intensità del trattamento devono garantire almeno tre ore di attività riabilitativa giornaliera, distribuite tra le diverse aree di intervento.
Le prestazioni riabilitative comprendono:
- riabilitazione motoria e funzionale (fisioterapia, idrochinesiterapia, prevenzione delle complicanze da immobilità);
- riabilitazione cognitiva e del linguaggio (logopedia, foniatria, neuropsicologia);
- riabilitazione respiratoria e disfagia (rieducazione alla deglutizione, gestione tracheostomia, monitoraggio ventilatorio);
- riabilitazione ortottica e visiva;
- supporto psicologico al paziente e alla famiglia;
- valutazione e prescrizione di ausili e piani di reinserimento socio-familiare. ⁴
Équipe multidisciplinare
L’équipe minima è così composta:
- Specialisti in fisiatria (numero specialisti) con esperienza in neuroriabilitazione;
- Specialisti in neurologia (numero specialisti)
- Infermieri professionali
- Operatori Socio-Sanitari
- Fisioterapisti, terapisti occupazionali, logopedisti, ortottisti, psicomotricisti;
- Psicologo/neuropsicologo (presenza continuativa o part-time);
- Assistente sociale;
- Coordinatore di area riabilitativa e direttore medico responsabile. ⁶
È inoltre prevista la possibilità di consulenze specialistiche (neurochirurgia, pneumologia, urologia, otorinolaringoiatria, cardiologia, chirurgia plastica e generale) attraverso protocolli formali con le strutture ospedaliere di riferimento