Neurofisiopatologia

Neurofisiopatologia

Elettroencefalogramma – EEG

Dai neuroni del tessuto cerebrale sottostante si origina un’attività elettrica. Le registrazioni elettriche dell’attività cerebrale possono essere effettuate mediante elettrodi intracellulari ed extracellulari. Gli elettrodi extracellulari rilevano i potenziali d’azione di più cellule vicine fra loro e permettono di rilevare anche l’attività sincronizzata di aggregati di cellule. Nell’EEG normale dell’Uomo la frequenza dell’attività elettrica varia da 1 a 30 Hz e l’ampiezza da 20 a 100 μV. Le frequenze che si registrano sono state suddivise in alcuni gruppi: alfa (8-13 Hz), beta (13-30 Hz), delta (0,5-4 Hz) e teta (4-7 Hz). L’EEG è perciò costituito da un insieme di potenziali di campo registrati da parecchi elettrodi posti sulla superficie dello scalpo. I neuroni sono cellule eccitabili, pertanto gli accessi epilettici derivano direttamente o indirettamente da variazioni dell’eccitabilità di singoli neuroni o di gruppi di neuroni. Quando l’attività di aggregati di neuroni si sincronizza si possono osservare brusche deviazioni dell’attività dalla linea di base. Tale attività parossistica può essere normale o può anche indicare la sede di un focolaio epilettico. L’EEG è in grado, pertanto, di individuare tali anomalie fornendo informazioni utili per instaurare una terapia medica o chirurgica specifica.

Neurofisiologia

Gli studi elettrodiagnostici (EDX) svolgono un ruolo chiave nella valutazione dei pazienti con disturbi neuromuscolari. Tra questi studi ci sono l’elettroneurografia (ENG), stimolazione nervosa ripetitiva, risposte tardive, riflessi di ammiccamento ed elettromiografia con ago (EMG), potenziali evocati ecc.. ENG ed EMG costituiscono il nucleo degli studi EDX. Questi studi vengono eseguiti per primi e di solito danno il massimo valore diagnostico. Effettuati e interpretati correttamente, gli studi EDX forniscono informazioni critiche sul disturbo neuromuscolare sottostante e consentono l’uso di altri test di laboratorio in modo appropriato ed efficiente. Le informazioni ottenute dagli studi EDX spesso portano a una terapia medica o chirurgica specifica.

In pratica, gli studi EDX servono come estensione dell’esame clinico e dovrebbero essere sempre considerati come tali. ENG ed EMG sono utilizzati di norma per diagnosticare disturbi del sistema nervoso periferico. Questi includono disturbi che colpiscono il secondo neurone di moto (cellule del corno anteriore), i neuroni sensitivi (gangli della radice dorsale), le radici nervose, i plessi brachiali e lombosacrale, i nervi periferici, le giunzioni neuromuscolari e i muscoli. Inoltre, questi studi possono fornire utili informazioni diagnostiche quando il disturbo si manifesta nel sistema nervoso centrale (ad es. tremore o debolezza del primo motoneurone). Gli obiettivi principali di ogni studio EDX sono localizzare il disturbo e valutarne la gravità. Se il disturbo si localizza ai nervi periferici (cioè neuropatico), gli studi EDX spesso forniscono ulteriori informazioni chiave, inclusi il tipo di fibre coinvolto, la fisiopatologia sottostante e il decorso temporale del disturbo. 

Elettroneurografia ed Elettromiografia

L’Elettromiografia (EMG) è una metodica diagnostica che permette di studiare il sistema nervoso periferico (SNP) dal punto di vista funzionale, ed è di supporto nell’inquadramento diagnostico e terapeutico di molte malattie neurologiche. 

Lo studio elettromiografico si avvale di due fasi: 

– Elettroneurografia (ENG)

– Elettromiografia propriamente detta (EMG)

Le due tecniche si eseguono in successione e sono complementari per la diagnosi, per tale motivo spesso con il termine Elettromiografia si intende anche quello di Elettroneurografia

L’ENG (Elettroneurografia) rappresenta lo studio dei parametri neurofisiologici di conduzione nervosa e misura la capacità di trasmettere impulsi nervosi. La conduzione si può esaminare dal punto di vista sensitivo o motorio. Nel primo caso (sensitiva) misura la capacità di fornire informazioni ai centri superiori raccolte dalle terminazioni periferiche. Nel secondo caso (motoria) misura la capacità di trasmettere comandi motori ai vari muscoli. 

L’EMG (Elettromiografia) rappresenta la registrazione dell’attività elettrica muscolare. 

Le due metodiche permettono di: 

• localizzare il disturbo (dov’è il problema? Quali strutture sono coinvolte?) 

• identificare il processo patologico sottostante (quali sono le cause?) 

• caratterizzare il deficit (di che tipo si tratta?) 

• valutare la gravità del deficit (di che entità è il problema?) 

• monitorizzare il decorso della malattia

• fornire una prognosi

• valutare l’efficacia delle terapie adottate

Potenziali Evocati

I potenziali evocati (PE) sono una serie di test che servono a valutare come funzionano alcune vie nervose complesse. Attraverso lo studio del segnale provocato da stimoli differenti e specifici per ogni modalità, si possono studiare e quantificare le proprietà funzionali delle relative vie nervose (velocità, numero di fibre): 

potenziali evocati visivi – PEV

Registrano a livello della regione cerebrale occipitale i segnali bioelettrici generati da uno stimolo visivo (scacchiera luminosa). 

– potenziali evocati uditivi – BAEPs

Sono potenziali uditivi del tronco encefalico che studiano la funzione uditiva dal nervo acustico fino al tronco encefalico. 

– potenziali evocati somato-sensoriali – PES 

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